martedì 17 febbraio 2009

Ritratto di Jean-Louis Flandrin, 1931-2001

TESTO SCANNERIZZATO NON RIVISTO E CORRETTO

I nuovi territori della storiografia francese negli anni Settanta e Ottanta: Flandrin e la quarta generazione delle Annales

a cura di Serge Cosseron e Bruno Somalvico

Con Jean-Louis Flandrin, nato nel 1931 a Grenoble nel Dipartimento dell'I­sère [e morto a Parigi l’8 agosto del 2001], arriviamo a quella che potremmo definire la quarta generazione della «Nuova Storia» francese, dopo la generazione dei fondatori delle Annales, Marc Bloch e Lucien Febvre, quella di Fernand Braudel, Charles Morazé e Robert Mandrou, e quella dei loro successori Marc Ferro, Jacques Le Goff e Emmanuel Le Roy-Ladurie, tutt'oggi alla co-direzione della rivista. Ma più che delle Annales in senso stretto, Flandrin pub oggi forse essere considerato come 1'erede di quell'irregolare della storia francese che fu Philippe Ariès, che aveva fortemente contribuito alla nascita e allo sviluppo, insieme a Robert Mandrou, della storia delle mentalità. Affrontando il rapporto delle nostre società occidentali con l'infanzia e con 1'amore, la generazione di Flandrin, formatasi a cavallo fra gli anni cinquanta e sessanta, confermerà le potenzialità feconde di questa nuova disciplina, affrontando temi scottanti come la sessualità, e, più tardi, segno dei tempi, temi a prima vista meno impegnativi e frivoli, come 1'evoluzione del gusto nel cibo e nei profumi. In realtà il parallelismo con Ariès si impone subito per altre due ragioni. Su invito di Marc Ferro, allora segretario di redazione delle Annales, Flandrin inizia la sua attività scientifica recensendo nella celebre rivista proprio il libro di Ariès su l'Enfant et la vie familiale sous l'Ancien Regime'), recensione che consentirà al compianto storico dell'infanzia, dell'educazione e della morte di uscire dall'a­nonimato e di confrontarsi con 1'alta produzione storiografica accademica di una Francia che usciva a malapena dalle guerre coloniali.
Ben presto, il giovane Flandrin, affascinato dagli avvincenti contributi storio­grafici prodotti dalla demografia storica, dopo alcuni anni di insegnamento nei licei, a 33 anni nel 1964 entra come ricercatore nella Fondazione Thiers. Gia incaricato di studi all'Ecole des Hautes Etudes, Flandrin insegnerà un anno alla Sorbona ove vivrà il 1968, prima di ottenere una cattedra, a partire dalla sua fondazione, all'Università di Vincennes, partecipando, insieme a Michel Foucault, Gilles Deleuze e la nuova generazione intellettuale francese degli anni sessanta, ad una delle più avvincenti e controverse avventure accademi­che del dopoguerra. Negli anni settanta conoscerà poi, come Ariès e come ogni altro «nuovo storico» francese che si rispetti, la direzione degli studi in materia di « Analisi storica delle sensibilità e dei comportamenti» presso la ormai celebre Sesta Sezione dell'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Socia­les, ove ha diretto un seminario settimanale sino praticamente al momento del decesso, sopraggiunto nel 2001. Cosi, al contrario di Ariès, Flandrin, negli anni settanta non avrà più bisogno di predicare nel deserto e potrà affermarsi anche in ambito accademico nella veste di dissodatore di nuovi territori ed orizzonti per lo storico. Certo, la storia delle mentalità non era ancora egemone nella prima meta degli anni sessanta, ma andava sempre più emergendo in un periodo dominato da uno strutturalismo con forti valenze antistoricistiche. Combattendo le ricerche sincroniche degli strutturalisti, la storia delle mentalità andrà via via rivelandosi come la sola chiave di lettura in grado se non di rispondere alle numerose domande che solleva, almeno di investire il passato a partire dall'evoluzione cosi rapida delle nostre society occidentali. Contrariamente a Jean Delumeau, i cui lavori sulla storia della Chiesa e in particolare del vissuto del mondo cristiano sono legati ad un impegno « militante» ispirato agli aggiornamenti della Chiesa nel corso del Concilio Vaticano II, Flandrin studierà i testi ecclesiastici puramente attraverso lo sguardo dello storico di estrazione laica, pubblicando nel 1970, un libro su L'Eglise et le contrôle des naissances 3.
Ma saranno soprattutto fenomeni come la rivoluzione sessuale delle nostre società occidentali a partire dalla metà degli anni sessanta e l'interesse sempre più marcato su un altro livello, a partire dalla seconda meta degli anni settanta, per altri piaceri come i piaceri della tavola dopo 1'abbuffata di ideologie vecchie e nuove degli anni post-1968, a stimolare non solo il marcato degli editori di riviste pornografiche o di manuali di educazione sessuale, e, più tardi di riviste gastronomiche o di cosmetici, ma persino le riflessioni storiche di piccoli e ristretti - ma in realtà meno ristretti di quanto si possa credere a prima vista - gruppi di studiosi in ambito accademico. In Italia, 1a pubblicazione di una rivista interamente dedicata agli intellettuali e al loro rapporto con il cibo, alludiamo a La Gola, e senz'altro uno dei segni di uno stesso movimento - quello che e stato troppo semplicisticamente definito di “riflusso» - che ha visto una generazione dare un altro senso al fatto di ritrovarsi intorno ad una tavola: per chi aveva innalzato, proprio 20 anni fa', alcune barricate nel Quartiere Latino e si riuniva poi a « cospirare» in scantinati bui e pieni di fumo, la rivoluzione cessava di essere nel menu e le succedeva il magret d'anatra al tartufo, «innaffiato» da un Saint Emilion d'annata.
Ma procediamo con ordine. Flandrin andrà affermandosi negli anni settanta come storico della famiglia e della sessualità nell'epoca moderna, grosso modo dal Medio-Evo alla Rivoluzione Francese (talora risalendo persino all'analisi delle dottrine dei Padri della Chiesa del VIII Secolo in materia di procrea­zione, contraccezione e aborto)". Senza disdegnare le ricerche statistico­quantitative della scuola di demografia storica, Flandrin tende a privilegiare in un primo tempo altre fonti come i testi della letteratura teologica e canonica, proseguendo sulla strada tracciata da Philippe Ariès. A partire da questi lavori, Flandrin si avventurerà su una strada più delicata, inaugurando una storia del sentimento amoroso. L'originalità del suo metodo di lavoro andrà manifestan­dosi nella raccolta e nell'utilizzazione di un insieme di dati ricercati in diverse direzioni: storia letteraria, storia giudiziaria, folklore ed etnografia.
Con lo stesso spirito di Ariès, Flandrin procede al di fuori delle strade maestre battute da una demografia storica troppa preoccupata dall'analisi quantitativa di quelle risultanti fondamentali delle relazioni che intrattengono gli esseri umani tra di loro e con la vita in generale che sono le nascite, i matrimoni e i decessi. Flandrin riconosce l'importanza dei risultati ai quali e approdato il metodo di ricostituzione delle famiglie messo a punto da Louis Henry e dall'Istituto Nazionale francese di Studi Demografici (I.N.E.D.) che ha consentito di misurare in termini precisi quali sono stati i movimenti di popolazione all'interno dei gruppi sociali nell'Ancien Regime. Tuttavia egli osserva come tale metodo non consenta di rispondere direttamente ad altri quesiti capaci di chiarire le modalità dei comportamenti sessuali tra le coppie e di definire un modello delle relazioni esistenti fra uomo e donna nell'Europa di allora.
Cosi Flandrin andrà interessandosi nella fattispecie agli studi demografici che analizzano il «trend» delle nascite illegittime, stimolato senza dubbio dai lavori degli storici inglesi del «Cambridge Group for che History of Population and Social Structure», riuniti intorno a Peter Laslett di cui recensirà nel 1978 uno studio sulla vita familiare e gli amori illeciti in Inghilterra). Il confronto dei dati in materia di nascite illegittime nel tempo e nello spazio, in una stessa comunità o fra diverse parrocchie, gli permetterà allora di analizzare gli atteggiamenti diversi assunti dalle popolazioni nei confronti dell'amore. In questa prospettiva, amore, famiglia e sessualità formano un trittico indissocia­bile che Flandrin esplorerà in numerosi articoli lungo tutto il corso degli anni settanta, non senza entrare in polemica con alcuni fra i più eminenti rappresentanti della nuova storia francese delle Annales. La rivista inizia ad affron­tare
Famiglia e Società. Due contributi del volume avevano sollevato alcune obiezioni sulle interpretazioni alle quali Flandrin era approdato nella fattispe­cie net suo primo saggio su «Contraccezione, matrimonio e relazioni amorose nell'Occidente cristiano» apparso nelle Annales alla fine del 19696). Da un lato quello di Jacques Depacquier, autore di uno studio sulle nascite illegittime'). Mentre Flandrin aveva sostenuto che « le relazioni illegittime non erano il fatto di gruppi ristretti ai margini delta società, e [che] implicavano 1'esistenza di pratiche contraccettive», Depacquier mostrava allora 1'estrema complessità del fenomeno in un tessuto urbano in cui amori ancillari e unioni precarie si confondono. Rimaneva il problema di sapere se le dichiarazioni di gravidanza, che erano volontarie e non sistematiche, fossero fonti veramente attendibili per essere prese in considerazione. E, dall'altro, quello di André Burguière che, dal canto suo, contestava alcune tesi di Flandrin in uno studio sull'amore tardivo'). Flandrin si sarebbe sbagliato quando evoca la possibilità di una doppia condotta sessuale resa necessaria dall'età avanzata in cui ci si sposava: una condotta coniugale ed una condotta extra-coniugale. Inoltre Burguière emetteva alcune riserve sulle fonti utilizzate da Flandrin, in particolare sull'attendibilità dei documenti letterari. Flandrin non tarderà a rispondere alle critiche di Burguière che vede nella castità dei giovani celibi la base del possibile investimento delta libido ad esempio nella volontà e nell'assoggetta­mento al lavoro 9).
Ma al di la di queste polemiche, Flandrin insiste soprattutto affinché la storia delta famiglia non sia isolata dalla storia sociale tout court. Cosi, parallela­mente a questi studi sulla contraccezione, sul matrimonio e sulle relazioni amorose che sfoceranno nel volume sugli Amori Contadini), egli chiarisce bene quale vuole essere 1'approccio flandriniano alla storia della famiglia. Il sottotitolo del suo terzo volume sulla famiglia, che appare quattro anni dopo queste polemiche, net 1976, invita a studiarne dimensioni, struttura e vita materiale, legami di parentela, rapporti tra coniugi e morale domestica, sessualità e assistenza ed educazione dei figli nella società preindustriale. Ne risulta una storia delta famiglia a cavallo fra la storia delle mentalità inaugu­rata da Ariès e la storia e la sociologia delle strutture familiari, delle strategie matrimoniali e dei sistemi di trasmissione dei beni, sviluppata' da storici come Emmanuel Le Roy-Ladurie) e da sociologi come Pierre Bourdieu). Facendo costantemente riferimento ai lavori dei folcloristi, degli etnologi e dei liturgi­sti, ma soprattutto basandosi su preziose fonti come le dispense di parentela e gli atti dei processi dovuti a rottura delta promessa di matrimonio, Flandrin si interesserà poi in particolare alla formazione delta coppia e al ruolo esercitato dai genitori net matrimonio dei propri figli.
La storia delta sessualità diventerà così per Flandrin, all'incrocio fra la storia sociale, la storia delle mentalità e 1'antropologia storica (anche se Flandrin, al contrario di André Burguière, contesta tale espressione), il prolungamento naturale dei suoi studi sulla famiglia e Flandrin andrà sempre più emergendo nella «Nouvelle Histoire» come il principale esponente delta storia delle pratiche e dei comportamenti sessuali all'interno e all'esterno delta famiglia, delta coppia e del matrimonio. In realtà, per Flandrin la storia delta sessualità non rappresentava, a propriamente parlare, una novità legata a quella libera­zione sessuale che aveva allora caratterizzato le nostre società occidentali. Da Erodoto a Brantôme, da Johan Huizinga allo stesso Lucien Febvre, gli storici delle società e delle civilizzazioni «si sono mostrati curiosi - notava Flandrin net 1978 presentando la storia delta sessualità nell'enciclopedia sulla nuova storia francese - dei costumi sessuali dei popoli che studiavano, delta loro maniera di concepire t'amore o di farlo, ovverossia di una vera storia delta sessualità»13. Nello stesso articolo Flandrin metteva in dubbio alcuni presup­posti della vulgata freudiana contestando in particolare il postulato secondo il quale le pulsioni naturali e le interdizioni culturali siano le due sole forze ad operare nella strutturazione dei comportamenti sessuali. Negando insomma che le pulsioni sessuali siano strutturate solamente dalla natura, che vi siano sempre state ad esempio tendenze omosessuali e tendenze eterosessuali, pulsioni sadiche e pulsioni masochistiche in ogni uomo e in ogni donna o che ogni bambina abbia sempre desiderato il pene e sia stata innamorata del proprio padre - il che non avrebbe dato nessun senso ad una storia delta sessualità -, Flandrin ritiene che i comportamenti sessuali abbiano differito profondamente da una cultura all'altra e che possiamo trovare nel passato ricorrendo al concetto di «erotizzazione», un processo culturale ana­logo, per certi versi, a quella rivoluzione dell'affettività» ipotizzata da Philippe Ariès che avrebbero conosciuto negli ultimi secoli le nostre società occidentali:
«Più generalmente mi pare chiaro che in ogni cultura, il desiderio e il piacere nell'uomo e nella donna sono strutturati tanto da un'erotica specifica quanto dalle interdizioni. Descrivere questa erotica, rivelarne le relazioni con l'insieme del sistema dei valori veicolato dalla cultura - prosegue Flandrin - e un compito necessario ma difficile da svolgere quando si tratta di una cultura cosi complessa come quella occidentale»).
Flandrin riconosce il debito che la storia della sessualità, come quella della famiglia, ha contratto verso la demografia storica, osservando come sia stato possibile stabilire una correlazione fra la diminuzione del tasso di nascite illegittime e 1'aumento della repressione sessuale, grazie al trionfo della fede cristiana, ad una sublimazione dei desideri e ad un matrimonio tardivo che secondo Burguière avrebbero favorito lo spirito d'intrapresa. Ma diverge sulle conclusioni tratte„da queste correlazioni, contestando soprattutto l'ipotesi generalmente proposta secondo la quale, prima dell'erotizzazione che caratterizzerà 1'epoca contemporanea, i giovani non hanno mai espresso desideri cosi forti ed intensi come oggi. Senza contestare la portata della repressione sessuale intervenuta al momento della Riforma e della Contro-Riforma, le sue pesanti conseguenze economiche, religiose o patologiche, Flandrin emette dubbi sulla castità pre-matrimoniale dei giovani alla fine del Seicento e nella prima meta del Settecento, e nel corso delle sue ricerche tenderà a mostrare come vi fossero allora come oggi - come riassume nell'articolo sulla sessualità del 1978 - «una quantità di modi di prendere il piacere, senza gonfiare il tasso d'illegittimità delle nascite»: dalla prostituzione per gli scapoli nelle città - del tutto normale nel Medio Evo - alle frequentazioni tradizionali nelle campagne 'alla masturbazione nei collegi l5). Flandrin contesta anche le conclusioni sugge­rite dagli storici della demografia quando si produce il contrario: 1'aumento nella seconda meta del Settecento e nell'Ottocento delle nascite illegittime, non implica necessariamente a suo parere un fenomeno di "liberazione sessuale”, soprattutto per le ragazze-madri. Se e vero che le dichiarazioni di gravidanza sono molto utili per sapere chi fossero allora le ragazze-madri, chi fossero coloro che le avevano sedotte, e in che modo e secondo quali circostanze, come ha rivelato lo studio di Depacquier sulle nascite illegittime a Nantes, occorre tuttavia utilizzare queste fonti con grande precauzione, essendo di interpretazione delicata. In realtà i risultati innegabili offerti dalla demografia storica, hanno portato ad interpretazioni estremamente divergenti di uno stesso fenomeno. Secondo Flandrin ciò è dovuto all'approccio troppo unilaterale del lavoro statistico compiuto dagli storici delta demografia. I rimproveri che Flandrin formula Toro net 1977 analizzando tra 1'altro nel Journal of Family History le tesi espresse da Edward Shorter nel suo libro sulla nascita della famiglia moderna l6), rivelano un approccio di fondo originate del lavoro e delta vocazione dello storico. La riduzione di un fenomeno storico alla sua trascrizione in cifre, sia pure corredata da precisi grafici e curve, non scioglie di per se i nodi ai quali e- chiamato a rispondere lo storico.
Agitatore di idee, uno spirito come questo di Flandrin rifiuta di lasciarsi intrappolare dalle reti di una storia prigioniera delta statistica e della sociolo­gia. La sua relazione con il passato e la sua concezione del tutto originale del mestiere dello storico, stimolano le sue riflessioni critiche. Denunciando la concezione delta storia malata secondo cui passato significa pesantezza e non costituzione essenziale del presente, Flandrin propone, riprendendo una tesi di Marc Ferro, l'idea di una storia che sviluppa una funzione terapeutica capace di far riaffiorare un passato collettivo rimosso. Secondo questo presup­posto per cui lo storico ha come compito di « trovare in fondo al passato materia propria ad alimentare la riflessione sui problemi del presente», a conclusione delle sue ricerche sulla famiglia e sulla sessualità, stimolato anche dalle battaglie femministe delta seconda meta degli anni settanta, Flandrin si propone di affrontare « il problema dei ruoli del maschio e della femmina, dell'atteggiamento dei congiunti l'uno verso l'altro; del piacere che ricevono - o non ricevono - net corso delta loro unione carnale; dei sentimenti che li uniscono - o li oppongono - al momento del loro matrimonio e lungo tutto il corso della loro vita coniugale».
Nell'intervista, realizzata nella primavera del 1981, abbiamo ritracciato praticamente tutti questi aspetti delta vita e delle pratiche sessuali. I suoi lavori sulla formazione delta coppia e sul matrimonio confermano come il matrimonio fosse di regola un affare di famiglia, dettato da ragioni economiche e sociali e come la nozione di debito coniugale sovraintendesse alle relazioni dei coniugi, anche se in taluni casi, le coppie si sposavano, come oggi, per amore, malgrado l'opposizione delle famiglie.
Se Jacques Le Goff dovesse ripubblicare oggi, dieci anni dopo, 1'enciclope­dia dedicata a La Nouvelle Histoire, 1'attuale condirettore delle Annales affiderebbe senz'altro la redazione di una terza voce a Jean-Louis Flandrin: la storia del gusto. In effetti a partire proprio dal 1978 e prima ancora di pubblicare nel 19081 Il sesso in occidente, Jean-Louis Flandrin, ha cominciato ad interessarsi al cibo, ai libri di cucina, alle sensibilità alimentari e alle pratiche gastronomiche. Come ci spiega nell'ultima parte dell'intervista realizzata nello scorso autunno, il suo proposito e oggi di arrivare a costruire una vera e propria storia dei sensi dell'uomo. A questo scopo, parallelamente al gusto degli alimenti, si interessa ai profumi e all'evoluzione del gusto dell'olfatto, delta bellezza corporea, dei cosmetici e dei segreti di bellezza. Flandrin si propone di studiare insomma l’evoluzione dei sensi nella storia delta vita privata dell'occidente moderno, analizzando quella che egli definisce MANCA UNA RIGA
Parigi, maggio 1988

Serge Cosseron e Bruno Somalvico